Fotografia di: Visit Bruges/Jan D'Hondt
Una posizione favorevole

Una posizione favorevole

La posizione favorevole e il collegamento con il mare resero Bruges sin dal Medioevo un‘importante e intraprendente città commerciale con porto. Di pari passo, il sito fortificato assurse a potente roccaforte politica grazie alla presenza dei duchi di Fiandra che governavano il loro ducato proprio da Bruges. Nel XIII secolo Bruges poteva definirsi con orgoglio il principale centro commerciale dell’Europa nordoccidentale e molti commercianti provenienti da tutta Europa vi si trasferirono. La prima borsa valori al mondo nacque proprio a Bruges. Le attività si svolgevano su una piazza davanti alla locanda di proprietà della famiglia Van de Beurse, molto attiva a Bruges come intermediaria. Il loro nome rimase quindi legato in eterno all’istituzione finanziaria. Nonostante le difficoltà tipiche del Medioevo, dalle epidemie ai contrasti politici, passando per le differenze sociali, gli abitanti della città ebbero sempre una vita relativamente facile e Bruges cominciò ben presto ad attrarre un numero sempre crescente di persone. Intorno al 1340 la città contava già 35.000 abitanti.
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Il Secolo d’Oro

Il Secolo d’Oro

Il periodo di successo proseguì e nel XV secolo, il secolo d’oro di Bruges, le cose andarono persino meglio. Sin dal XIV secolo, infatti, le Fiandre erano parte del regno dei Duchi di Borgogna che ampliarono la loro residenza a Bruges, rendendo la città ben presto un vivace crocevia culturale. E così, accanto alla tradizionale produzione tessile si svilupparono attività di produzione e vendita di nuovi articoli di lusso. Pittori famosi come Jan van Eyck e Hans Memling – grandi Maestri dei primitivi fiamminghi – trovarono qui il luogo ideale per la propria attività artistica. Le arti fiorirono e, oltre a suggestive chiese e prestigiosi palazzi di rappresentanza, fu terminato anche il monumentale municipio. L’ascesa di Bruges sembrava inarrestabile.
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Il declino

Il declino

L’improvvisa morte dell’amata principessa Maria di Borgogna, nel 1482, segnò un punto di svolta. I rapporti tra gli abitanti della città e il vedovo di Maria, Massimiliano di Austria, precipitarono, e la corte dei Borgogna abbandonò la città. Ben presto furono i mercanti stranieri a fare i bagagli. Ed anche il collegamento di Bruges con il mare finì con l’insabbiarsi. Il secolo d’oro era passato e seguirono secoli di guerre e lotte per il potere. Dopo l’indipendenza del Belgio (1830), a metà del XIX secolo Bruges era una città in preda alla povertà e al degrado. Ma, incredibile ma vero, sarebbe stato un romanzo a cambiarne le sorti.
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La rinascita

La rinascita

Nel suo Bruges la Morte (1892), lo scrittore belga Georges Rodenbach descriveva giustamente Bruges come una città un po’ assonnata, ma straordinariamente intrigante. Soprattutto le 35 foto inserite nel volume stuzzicarono la curiosità dei lettori. Tanto bastò perché lo straordinario patrimonio della città venisse riscoperto e la sua atmosfera intima e misteriosa diventasse un incredibile punto di forza. Poco alla volta Bruges mosse i primi passi nel settore del turismo. E alla fine del XIX secolo, anche il sogno della città di essere collegata al mare prese forma in un nuovo porto internazionale che prese il nome di Zeebrugge.
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Bruges oggi

Bruges oggi

Durante la prima guerra mondiale, Zeebrugge divenne base d’attacco della flotta di sottomarini tedeschi, comandata dal quartier generale con sede nella piazza del mercato (Markt) di Bruges. Le due guerre mondiali lasciarono il centro storico di Bruges pressoché intatto, il che consentì l’ulteriore rafforzamento della sua straordinaria forza di attrazione. E fu una fortuna, perché nel 2000 l’UNESCO dichiarò l’intero centro cittadino patrimonio mondiale dell’umanità. Il resto è storia.
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